mercoledì 1 luglio 2009

I love Rimini

Avevo pensato, quest'anno non mi fregano più. Non parto a fine estate quando le zanzare ormai se ne stanno andando e bisogna indossare il maglioncino. Organizzo una settimanella di ferie a fine giugno, quando l'estate esplode, e il caldo si appiccica alla schiena, tanto vado al mare.

La sera prima della partenza ha iniziato a diluviare.
Che vuoi che sia, è un temporale estivo, mi sono detta. Ho infilato i quattro solari nuovi di zecca nel borsone, un pot pourri di canottiere e abitini, creme idratanti a bizzeffe per il dopo sole e sono partita.

Ha piovuto tutta la settimana, con radi intermezzi di nuvolaglia mista a sole malatissimo. Inutile dire che avevo portato una sola maglia con le maniche lunghe, e ho portato quella ogni giorno. Sopra quella, il giubbotto di jeans.

In una condizione del genere, chiunque si innervosirebbe. Uno aspetta le ferie tutto l'anno e quando vorrebbe finalmente stendersi al sole dopo cinque ore di macchina, farsi un bel bagno e rigenerarsi dallo stress, trova solo pioggia e freddo, vento a folate e umido ovunque.

Il tempo è stato davvero inclemente. Rimini però è stata generosa lo stesso.

Mi sono lasciata guidare dal profumo che c'è nell'aria. Dalle luci tenere e calde della sera, che ti prendono quasi per mano. Dall'odore di zucchero filato e marshmallows ad ogni angolo, dai fuochi d'artificio, dai mercatini etnici del pomeriggio tardo, dalle passeggiate sul lungo mare che ti fanno muovere le gambe per chilometri senza sentirti mai stanca.
Mi sono fatta trasportare dalla sabbia fredda piena di conchiglie e granchi. Ho guardato gli ombrelloni chiusi per il forte vento e non ho provato rabbia. Ho camminato a lungo senza meta, con una borsina in mano e la schiena china sui gusci vuoti, a guardare il mare che vive e che muore, il porto pieno di gabbiani e di cozze appigliate ai muretti, l'odore salmastro che mangia le narici, i campi di lavanda e di cicoria in fiore.

Ho sognato di saper ballare e di potermi unire agli infiniti gruppi di anziani che la sera, mani unite e piedi allegri, animano la città e le frazioni. Ho lasciato gli occhi sulla felicità di queste persone, che non vanno al mare per svernare, o per guarire. Ci vanno e ci restano per godersi la vita.
Cotonano i capelli, aggiustano la scollatura con collane, indossano pantaloni corti hawaiiani e cappellini blu. Hanno mani salde e gambe svelte, abbronzature selvagge e modi di parlare dolci e vischiosi come l'aria che respirano, che sa di buono e generoso, di amorevole.

Rimini cattura e lascia andare, come un pesce slamato bene. Ci si sente abbracciati.
Non c'è snobismo, non c'è altezzosità. Hai voglia di concederti tavolate di novità, i giornali neanche ti interessano, c'è troppo da fare, la vita ti ingloba. I bambini ridono tutti, la città è fatta per loro, salgono e scendono da giostrine, ritirano premi, si sfidano nelle sale giochi, hanno capelli sudati e appiccicosi e occhi da scoiattolo.

Le ragazze dondolano i fianchi su tacchi alti, i ragazzi si esibiscono in acrobazie dialettiche. Senti, la sera, l'aria che si gonfia di un'elettricità frenetica e vorresti tutto quello che non hai, come se Rimini non avesse problemi a darti tutto ciò che cerchi.

Trovi irresistibile anche sedersi su una panchina di legno, con in mano delle nocciole caramellate e lo sguardo un po' liquido, le gambe molli accavallate, per guardare la gente che passa. Compri assurdi portamonete paillettati perché ti sembra tutto fattibile, ti addormenti di colpo appena tocchi il letto senza neppure dire buonanotte, ti svegli con la voglia di croissant tatuata in fronte, anche se non lo mangi mai, anche se fino a ieri era la morte, anche se dovresti stare a dieta, ma qui è tutto più benevolo, Rimini perdona.

A succhiare ghiaccioli frizzanti e a provare occhiali da sole di tutti i colori e forme nei negozietti sul lungomare, ti senti una ragazzina, quasi adatta persino per portarne un paio a forma di cuore. Ti rendi conto che non sei più così giovane quando di notte, i ragazzi che regalano inviti per le discoteche neanche ti guardano e danno l'invito a quella dietro di te, e ti tocca elemosinare sconti nelle pensioni per le attrazioni per famiglie.
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I prezzi invitanti del pesce fresco, al mercato coperto.
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lunedì 22 giugno 2009

Buon compleanno, Luna!

Sembra che con il passare del tempo, i compleanni perdano un po' di luce. A un anno sono tutti pronti ad assalirti, piccola mia, con giochi, candele, filmati, torte di ogni calibro, e abbracci di mille persone. Sei la più bella, e non importa che tu non sappia ancora parlare, tutti ti vogliono, basta che punti il dito su qualcuno ed ecco che ci si sente miracolati, dice a me, dice a me, dimmi bambolina.

Quando si avvicinano i cinque, in genere si lascia un po' il posto ai più piccoli. La mamma però continua a prometterti il pomeriggio in piscina ogni anno, la torta gelato con il cucchiaino di cioccolato, le foto con le guance rosse, lo spegnimento delle candele che perdura decine di minuti, visto che a sentirti ridere non si finirebbe mai.

E ti alza al cielo comunque, come se fossi una coppa divina, ti mette il vestito più luminoso e ti porta in giro lasciando che sia tu a imbambolare chiunque con la storia del tuo compleanno! Sembra che giugno sia il mese più lungo dell'anno perché ogni giorno si contano disperatamente i minuti per arrivare a questa data, e quando siamo vicini-vicini, quasi non dormi più dall'euforia, lo dici anche nel sonno, compio cinque anni, sono diventata grande, il prossimo anno andrò a scuola.

Va da sé che per la mamma non sembra passato neanche un secondo da quando ti ha messo al mondo e vorrebbe ancora pulirti la testa umida con l'asciugamano caldo, come se fossi uscita or ora dal ventre. Ma questi cinque anni mi sembrano un prodigio incredibile: ti lasci tenere la mano con compostezza e dici cose che desidererei sentire da un adulto. Mi affascina il tuo modo di pensare indipendente, e sono fiera anche dei tuoi difetti, perché li porti avanti con baldanza.

Anche se tu pensi di essere sufficientemente grande, e se anche alle persone intorno non fai più l'effetto del cucciolo indifeso perché invece ti sai difendere benissimo, io so che sei sempre piccola.

Piccola e fantastica.

Auguri Luna.


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lunedì 15 giugno 2009

Il valore dell'educazione (o della sensibilità)

Lidl, catena di supermercati.

Pago il mio conto: quattro cartozzi di latte. Purtroppo ho dimenticato di prendere una borsa a casa e lascio a malincuore cinque centesimi sulla cassa. La cassiera, mandibola sporgente e occhio freddissimo, batte uno scontrino di 4 centesimi e lo abbandona di fianco al mio portafoglio, infilando la moneta nella cassa.

Subito dopo di me, un ragazzo di colore paga la sua spesa. Non gli basta una sola borsa e si piega per prenderne un'altra sotto il banco.
La cassiera, puntuale come una bolletta e incarognita di suo, gli dice, ancora prima che lui possa ragionare: "Per la borsa sono 4 centesimi, eh!"

Lui non comprende, o forse rimane un attimo basito di fronte a tanto livore.
Lei allora gli sillaba, in un modo che definire sprezzante è poco: "La bor-sa! Mi de-vi quattro cen-te-si-mi!"
Di fronte alla faccia perplessa del giovane, e incurante della coda, la ragazza si alza e gli urla:
"Dammela! Hai sentito? Non paghi la borsa, quindi lasciala qui!"

Dietro, prontissimi, due ragazzi estraggono il portafoglio:
"Te la pago io, tieni!"

Probabilmente glieli avrei allungati io, i cinque centesimi, entro pochi secondi. E avrei voluto che sentisse quello che Luna mi ha poi detto in macchina:

"Quella ragazza è talmente maleducata che non la sposerà nessuno".

Fosse solo questo il dramma...

domenica 14 giugno 2009

Relax

Domenica mattina.
Un bel balcone assolato. Una pelle molle appena sveglia che vuole ancora e solo riposare. Un libro affascinante.
Una sdraio nuova.
È una combinazione irresistibile.

Lego i capelli, indosso un costume intero e mi spaparanzo al sole.
D'un tratto mi vengono in mente le mattinate a giocare a carte con mio fratello, ad un tavolo bianco, con il sole che picchia sulla schiena e le risate, una gatta timida che passa intorno alle caviglie, l'odore delle magnolie, il blu intenso delle ortensie, la freschezza dell'infanzia. Lascio andare languidamente tutte le membra.

"Mamma, ho fatto la cacca!"

Soffio forte e mi alzo, sistemo la faccenda e mi appresto a tornare al pigro pensare.
Negli occhi chiusi si accavalla prima l'ombra livida del sole, le palpebre tremano un pochino, poi le lacrime prendono il sopravvento per via della luce intensa. Ci vuole qualche minuto perché tutto si plachi e possa posare lo sguardo sul libro appena iniziato.

"Mamma, sono qui-ii!" sbuca una testa bionda da una porta finestra.
"E quindi?" esclamo infastidita, riparando la fronte con una mano.
"Volevo solo vedere cosa facevi."
"Beh, non stavi guardando un film?"

Sento i suoi piedi nudi correre fino in sala, sospiro. Credo che sia la volta buona. Sotto il costume rivoli di sudore corrono lungo la pancia, quasi mi pento di non avere ancora comprato una crema protettiva, e già mi figuro staccarmi come una Minerva da questa sdraio tra un'oretta, finemente abbronzata. Sorrido.
Allungo indietro la nuca a prendere tutti i raggi caldi. Relax.

Venti chili si abbattono improvvisamente sul mio ventre, come un cane festoso.
"Mamma, ho deciso. Il film non è interessante. Preferisco stare qui, in braccio a te."

"...!"

venerdì 12 giugno 2009

Soddisfazioni...

Mattinata magnifica.

La bilancia, magnanima, segna un chilo in meno.
Indosso un paio di pantaloni bianchi aderenti e una tunichetta nera con borchie. Roarr, mi sento una gladiatrice.
Luna mi osserva con spirito critico in silenzio.

Fingo di non vederla e passo in un'altra stanza con aria sicura.
Lei si stringe il laccetto delle trecce con noncuranza, ed entra in cucina.
È impossibile evitare la critica, per Dio, penso tra me e me.

"Come sto?"
la affronto.
"Benissimo."
"Sono dimagrita un po', si vede, no?" pronuncio allora, trionfante, ripensando con benevolenza e gratitudine a tutti quei gelati rifiutati, le mortadelle lasciate nel banco salumi, persino a tutte quelle zucchine bollite ingerite, ai litri di tisana amara.
"Sì..." Il suo sguardo ha qualcosa di trattenuto.
"Certo, devo ancora dimagrire..."
"Sì. È vero."

"..."

(ecco.)

domenica 7 giugno 2009

Estate

Tutto in questi giorni sa di sole e aria fresca: il tavolino sul balcone su cui consumiamo pranzi e cene, le piantine grasse che ogni giorno fanno esplodere fiori accesissimi di fronte ai nostri occhi e si chiudono delicatamente la sera, i vestiti senza maniche, le gambe nude, i sandali bagnati dell'acqua del giardino, il melone che scrocchia in bocca, l'ananas e le fragole a fine pasto, i caffé shakerati al bar, i gerani rigogliosi che sfiorano le surfinie con grazia, le collane che riflettono luce gialla sul decolleté, le passeggiate la mattina presto, gli occhiali da sole rosa, i finestrini abbassati dell'auto, il profumo del tiglio la sera, la scelta dei costumi da bambina, le code alte su un collo piccolo, la bicicletta e le corse ridenti, i vestiti e le lenzuola stesi -lunghi lunghi, con pinze colorate che si rompono di continuo-, i libri nuovi da leggere che accarezzo con amore, le girandole impazzite al vento, le feste di compleanno con palloncini, le borse di paglia tirate fuori dagli armadi, lo smalto sui piedi, gli occhi gonfi del mattino che vogliono ancora poltrire mollemente, i capelli ramati a balze, le caviglie adornate, i succhi e i frappé, la voglia di raccogliere fiori anche dove non ci sono, il garrire delle rondini intorno al castello al tramonto, le albicocche che si sciolgono tra le mani e i loro noccioli odorosi, lo shampoo al cocco, la televisione spenta, i fogli di carta che volano e le persone educate che li raccolgono, i lividi su gambe bambine mai ferme, i gatti che sonnecchiano all'ombra, e persino i blog non aggiornati...

E quando è estate, arriva anche la recita di fine anno dei genitori. Le mamme si impegnano, partecipano ad estenuanti sedute serali di canto, studiano canzoni a memoria, provano di giorno come uccelli intimoriti, e poi si vestono di blu e di verde speranza, si affidano alla sorte e a un microfono mal funzionante, e compiono il loro dovere con voce morbida e cuore che batte forte, a tempo.

E quando è tutto finito, e possono riposarsi, e mollare i fogli dei testi, corrono incontro alle loro bambine vestite di bianco, per chiedere con gli occhi sei orgogliosa di me, vita mia (che ho cantato per te)?, ecco che senti dire:
"Mamma, quand'è che vai a cantare?"

"..."

mercoledì 13 maggio 2009

Maybe

Sono giorni particolarmente lunghi e pieni. Maggio è un mese costellato di compleanni. Il mio tempo sgattaiola via tra lavatrici e panni stesi al sole, feste di bambini, pulizie di primavera, preparazione di pranzi e cene sani per l'ennesimo tentativo di iniziare una dieta, ecc.
Intanto le ore che dedicavo ai miei passatempi si assottigliano, diventano minuti, diventano mele che mordo e finisco velocemente, e mi ritrovo la sera con le gambe da massaggiare, il caldo che invade ogni angolo di casa e mi costringe a cambiare colori, mi sprona a rinnovare pareti, a inseguire il cambiamento come una corrente a cui non voglio ribellarmi.

Oggi, all'uscita di scuola, siamo passate io e Luna di fianco a un suo compagno, lo abbiamo salutato. Lui non ha ricambiato.
A casa le ho detto che secondo me non è stato gentile, perché anche sua mamma l'ha invitato a salutarci, ma lui non si è nemmeno girato.
Lei, che lo difenderebbe anche se mi facesse uno sgambetto, solo perché ha deliziose lentiggini appena al di sotto degli occhiali, mi ha risposto:

"Forse ha visto che ero troppo carina ed è diventato timido, così gli sono mancate le parole..."

"..."

sabato 9 maggio 2009

I bambini e la pubblicità

Ieri sera mi sono lasciata attirare dalla "lettura" di un giornale sui bambini. O meglio, sulla moda per bambini. Rimango sempre affascinata dal modo in cui si cerca di comunicare e di vendere, perché spesso il risultato su di me è avverso alle aspettative dell'azienda.
Raramente una pubblicità di indumenti per bambini mi colpisce al punto da pensare "lo comprerei". E non perché i vestiti non siano particolarmente belli.

Il problema, se così si può chiamare, è che le ambientazioni e le pose non rimandano quasi mai a qualcosa appartenente al mondo dell'infanzia.

In pochi casi, un bambino è ritratto come un bambino: non giocano quasi mai, infatti, questi ragazzini delle pubblicità.
In cambio, però, hanno facce truci e antipatiche, leggermente annoiate, le mani in tasca come giovanissimi lord abituati all'insofferenza. Le bambine hanno spesso un'aria smorfiosa: le mani sui fianchi, la bocca in avanti, capelli lunghissimi e illuminati da méches. Tagli improbabili con frange piene fino agli occhi (qualsiasi bambino normale si ribellerebbe), capelli gonfi e arricciati da sapienti ferri, cerchietti con fiocchi enormi (mia figlia direbbe "Non puoi farmi uscire così, mi prendono in giro!"). Due su tre indossano collane da donna, scritte fraintendibili sugli indumenti, scarpe col tacco o zoccoletti di paillettes con calzetti al ginocchio, occhiali da sole avvolgenti e/o rossetto.

Nel più elegante dei casi, si trovano bambine vestite come incantevoli dame: abiti da sogno, cappottini extralusso, camicine di ruches e sottogonne in tulle, magari impegnate a guardare oltre una balaustra da cui si vede il mare, oppure appoggiate con disimpegno a qualche stipite (tipico atteggiamento da bambino, direi), bambini assolutamente fermi racchiusi in impermeabili chic e ragazzine con completi da perfette cavallerizze su prato inglese, passeggiare compuntamente in compagnia di cavalierini incravattati con le mani nelle tasche.

Nei casi in cui però si vuole pubblicizzare un abbigliamento più casual o meglio, originale, allora si può incrociare di tutto. Le scelte più attuali però sono le piccole gang: un gruppo di bambini di età non superiore ai nove anni, sdraiati con nonchalance su divani di pelle, facce abbruttite da una posa troppo seria, foulard di ogni tipo e foggia al collo, colori approssimativi e mischiati senza nessun accostamento graduale, kaftani scollati su minuscoli petti femminili, mani sulla faccia in pose infastidite, borsine maculate e catene ovunque.

Quelli dovrebbero essere i nostri bambini? (Dio me ne scampi)

La moda offre spunti incredibili. Peccato che, come per gli adulti, ci tocchi assistere al solito trattamento preconfezionato: pose impensabili, facce da stronzi (è vero, perché girarci attorno: anche ad alcuni bambini fanno mettere espressioni insopportabili, figuriamoci agli adulti), ambientazioni assurde.

E poi magari siamo noi che non sappiamo cogliere l'ironia.
(evviva i bambini che si comportano da bambini, e chi non li trasforma e plastifica a tutti i costi)

venerdì 8 maggio 2009

Perle Peanuts

Piperita Patty: Tu cosa pensi che sia la sicurezza?
Charlie Brown: Sicurezza?… La sicurezza è dormire sul sedile posteriore di un'auto… Quando sei piccolo e sei stato in qualche posto col papà e la mamma ed è notte, e stai tornando a casa in macchina, puoi dormire sul sedile posteriore… Non hai da preoccuparti di niente… Il papà e la mamma sono seduti davanti, e si prendono loro tutte le preoccupazioni… Si occupano loro di tutto…
Piperita Patty: Che bello!
Charlie Brown: Ma non dura! Improvvisamente ti trovi cresciuto e non può mai più essere così! Di colpo è finita, e non dormirai mai più sul sedile posteriore! Mai più!
Piperita Patty: Mai più?
Charlie Brown: Assolutamente mai più!
Piperita Patty: Tienimi la mano, Ciccio!

martedì 5 maggio 2009

Tempo di giostre

Quando Luna era piccola, era bello accovacciarla su uno di quei cavallini ancorati nel terreno che dondolano, consapevole che al massimo avrebbe potuto fare ghé, e al terzo ghé l'avrei ripresa in braccio. Quando, crescendo, ha cominciato a dire 'ncoa, ho iniziato a dare segni di insofferenza.
I parchi, i giochi, le giostre: non hanno mai fatto per me. Mai piaciuti neanche alla Rossana bambina, che evidentemente alle giostre andava per fare altro.

Le giostre rappresentano per me soltanto un insolito passatempo. E comunque, a bordo del mezzo che gira, non vedo quasi mai genitori ultrafestanti ed entusiasti. Quelli entusiasti sono sempre i più "nuovi" del mestiere, quelli che hanno bimbi piccolissimi: giocano loro a fare salire i figli spaesati sull'astronave, a fare brruuum mentre la gente li guarda completamente rincitrulliti. I bambini neanche hanno sei mesi ma i genitori li spingono a prendere in mano le briglie del pony, o a suonare la campanella della carrozza.
Con il tempo, questo entusiasmo si smorza.

Intorno ai due, tre anni per i bambini è d'obbligo fare almeno diciotto giri sulla giostra del codino, perché bisogna affinare la tecnica. Loro ridono come matti mentre i genitori, dopo aver scattato qualche fotografia, cominciano a guardare l'ora, a sbadigliare, ad appoggiarsi ai pali della luce, ad afflosciarsi sulle panchine.

Dai quattro anni in su entra in gioco la sfida di provare tutte le restanti attrazioni. Perciò si passa dal bruco mela ai tappeti che scivolano, dalla casa degli specchi alla ruota panoramica, dalle catene alle giostre più vomitevoli, cioè quelle che ti sbalzano talmente in alto-in avanti-e indietro che ripensi tutto il tempo al pranzo del giorno prima.

Intanto il bambino non è mai stanco: gli strizzi i capelli dal sudore dell'eccitazione, ma non vuole fermarsi. Ha deciso che deve fare ancora dodici scivolate sui tappeti a testa in giù e dopo quelle, vuole pescare almeno venti cigni con la canna.

Il genitore intanto controlla i centesimi rimasti nel portafoglio e impreca contro i giostrai tentacolari. Più spesso le mamme, che avevano magari risparmiato tre mesi per comprarsi una borsa e devono invece andare a prelevare per le orecchie i mariti, che sborsano come pazzi davanti alle bionde, avvenentissime cassiere degli aeroplanini.
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P.s. Nella prima foto, appena scesa, Luna è già pronta con la mano a conchetta a chiedere altri biglietti...
P.s.2 No, mi dispiace, non ho fotografato anche le cassiere degli aeroplanini.